La prima versione di -L’anno il posto l’ora-“Yesterday is gone” ’72 canta anche Riccardo
by on maggio 1, 2016 in

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“L’anno, il posto, l’ora”, la canzone che apre il lato A di “Parsifal” e che venne pubblicata anche come lato B del 45 giri “Infiniti noi” nella versione juke-box, nacque da un’idea di Battaglia che Facchinetti sviluppò ulteriormente.

Scrive Roby Facchinetti
“Dodi aveva scritto la prima parte, fino all’inciso. Venne a Roncobilaccio a farcela ascoltare. L’avevamo inserita in scaletta già alla fine del ’72. Bella musica, ma da sola non poteva stare in piedi. Era un tavolo senza una gamba. Aggiunsi a quella melodia un pezzo totalmente indipendente. Ne risultò una piccola suite, molto in linea con le tendenze musicali del periodo”.

La canzone era stata già stata presentata ancora in forma embrionale nel breve tour teatrale precedente alla defezione di Fogli, con un testo parzialmente in lingua inglese e dal soggetto totalmente differente

  • Voce solista: Dodi Battaglia, Roby Facchinetti, Riccardo Fogli

Con una goccia puoi
bagnarti il viso e basta sia
ma se una goccia cade in mare
è sola come l’acqua
non la potrai trovare mai
non la ritroverai
non la potrai trovare mai
non la ritroverai.
Un uomo in mezzo a tanti
è niente se rimane solo
ma se c’è chi gli crederà
con le ali dell’orgoglio vola
lo riconoscerai
lo riconoscerai
lo riconoscerai
lo riconoscerai.
Con una goccia puoi
bagnarti il viso e basta
ma se una goccia cade a mare
è sola come l’acqua
non la potrai trovare mai
non la ritroverai
non la potrai trovare mai
non la ritroverai.
Yesterday is gone
yesterday is gone…

Questo brano, in originale in tonalità di Mi minore, si presenta come una mini-suite in 4/4, composta da una prima parte, prettamente chitarristica e riconducibile ad un brano scritto dal solo Battaglia, come è dimostrabile dalla versione embrionale presentata precedentemente dal vivo con in formazione ancora Riccardo Fogli al basso. Il brano, in tonalità minore, si apre con gli archi che sembra stiano per accordarsi mentre invece sono tesi a simulare il suono di un aereo in volo (la tonalità minore conferisce tristezza alla sezione d’archi, lasciando intuire la caduta del velivolo) su cui si insinua piano l’arpeggio di chitarre acustica ed elettrica che prende il sopravvento mentre gli archi svaniscono, su cui apre la voce di Canzian che con rassegnazione canta della consapevolezza del pilota di un piccolo aereo che sta precipitando nell’Artico di essere ormai arrivato alla fine della sua vita; il presente dell’attimo cantato dal bassista trevigiano trova eco nel passaggio seguente cantato da Facchinetti, mentre a Battaglia è destinata la terza parte, dedicata al passato del protagonista e alla sua vita che scorre via davanti ai suoi occhi, man mano coperta dal rumore assordante del disastro che si sta compiendo.
La suddivisione delle strofe per tre voci è tesa a dare una forma di crescendo, enfatizzato nella parte cantata da Battaglia dall’entrata della sezione ritmica di D’Orazio su cui si innestano dei pregevoli lick del basso di Canzian (che, va ricordato, era un chitarrista quindi dotato di tecniche e approcci diversi rispetto allo strumento suonato ora nei Pooh); nella versione demo (che dal vivo veniva presentata con altre parti musicali poi confluite nella suite di “Parsifal”) la voce era appannaggio del solo Battaglia ed era leggermente più veloce. Il rientro degli archi conferisce al ritornello, rallentato rispetto al resto del brano, toni più tragici, enfatizzati dall’uso dei potenti falsetti che lo fa sembrare quasi un coro di valchirie di wagneriana memoria, che intimano di non svelare alla donna la sorte del suo amato; la tristezza dell’ineluttabile permeava anche i toni della versione demo in questo passaggio, che ripeteva in questa parte la frase “yesterday is gone”.
Il bel finale del ritornello dà modo di collegarsi alla seconda parte della piccola suite, probabilmente composta da Facchinetti per alcune peculiarità ravvisabili nella sua poetica musicale, che in tonalità maggiore conferisce la serenità per portare lo “sguardo” dell’ascoltatore sulla vita della donna che, lontana e ignara di quel che è accaduto al suo uomo, accudisce il loro bambino. L’arpeggio delle chitarre è ancora costante, anche se nel ritornello era rimasta solo l’elettrica contraddistinta da un flanger ed in questa parte torna appannaggio delle sole acustiche su cui si aggiunge la steel guitar (per la prima volta in un brano dei Pooh) che “dondola” sulla scena mentre gli archi spaziano a rendere ariosa e quieta la scena descritta dai bei toni della voce di Battaglia. Nel testo sembra quasi di capire che la donna è la sola ad ignorare la sorte toccata al compagno, che con il pensiero sembra quasi voler cercare le piccole quotidianità, quando anche le figure della vicina di casa e di sua madre sembrano farsi da parte per lasciare che, recuperando armonicamente l’inizio del refrain, lo “sguardo” ritorni accompagnato dalla tonalità minore iniziale ai ghiacci innevati dove giacciono i rottami ed il corpo senza vita del protagonista. Ormai è solo la sua anima che descrive il paesaggio lunare che circonda i suoi resti, mentre tutti i fardelli della sua vita terrena scivolano via pian piano, attraverso la voce di Facchinetti “raddoppiata” da quella Canzian, quasi stagliata sulla scena.
A Battaglia tocca la strofa di chiusura, in cui c’è l’ultimo commiato per la sua donna, attraverso una “promessa” d’eterno che riecheggia quella che per tanti anni è stato il comune sentimento di chi ricordava aviatori leggendari come Antoine de Saint Exupery o Amelia Earhart, spariti in volo. Il ritorno del ritornello nella sua tragicità vede anche l’effetto flanger prendere possesso delle voci, dissolvendole man mano e lasciando solo il bel contrappunto dei potenti archi.
Il testo di “L’anno, il posto, l’ora” può essere preso ad esempio della grande maturità già allora raggiunta da Valerio Negrini di riuscire, quando non costretto nei dettami della “canzonetta a tutti i costi”, a raccontare intere storie attraverso immagini rese vivide con poche parole. La canzone è l’unica dell’album che vede tutti e tre i cantanti solisti della formazione di allora, cioè Facchinetti, Battaglia e l’ultimo arrivato Canzian; infatti a quei tempi D’Orazio partecipava a qualche coro ma non aveva ancora cantato da solista. Proposta occasionalmente dal vivo, la canzone era stata da tempo abbandonata per tornare ad apparire in alcuni concerti come parte di medley con altri classici del gruppo, di cui esistono solo due testimonanze ufficiali ben distinte: la prima apparizione è come parte del medley apparso come bonus track sul CD singolo “Portami via” del 2001 e registrata durante il “Cento di queste vite tour” dello stesso anno. L’altra invece è in una versione, anch’essa parziale, registrata durante il soundcheck per il concerto del 27 agosto 2011 del “Dove comincia il sole tour” e presente sia nel doppio album dal vivo “Dove comincia il sole – 27 agosto 2011 Castello di Este” che nella versione con DVD Dove comincia il sole – 27 agosto 2011 Castello di Este Luxury Edition in cui si può vedere il brano affrontato dalla formazione “allargata” a Danilo Ballo, Phil Mer e Ludovico Vagnone, dopo l’abbandono del gruppo da parte di D’Orazio di due anni prima.

Un video molto raro che narra due canzoni ancora allo stato embrionale

L’anno, il posto, l’ora racconta il momento nel quale il pilota si accorge che il suo aereo si sta per schiantare al suolo;
cantano in questo pezzo a turno, Red, Roby e Dody: così era già nelle prime versioni live cui partecipava ancora Riccardo Fogli. Si tratta del brano di apertura, introdotto da Red, la seconda strofa è interpretata da Roby; sul disco partecipa anche Valerio Negrini, accompagnando la voce di Dody nella terza strofa (davanti agli occhi miei…); dopo l’inciso, cantato coralmente, c’è un lunghissimo monologo solista di Dody, fino alle ultime due strofe, interpretate da Roby e Red, una a testa. Esiste una prima versione di questa canzone che vi propongo su questa pagina, del 1972, solo live, nella quale una delle strofe è cantata da Riccardo Fogli e non da Red Canzian, con parole completamente diverse. Il ritornello, ad esempio, non recita altro che la frase in inglese “Yesterday is gone”.

Autentica chicca, versione decisamente prog con testo completamente diverso da quello che verrà pubblicato su Parsifal e soprattutto c’è ancora Riccardo Fogli al basso il che significa che almeno questi due brani erano già stati ampiamente rodati dal vivo prima di entrare in sala di registrazione.

Passano gli anni ma i Pooh ci riservano sempre nuove emozioni ed il popolo dei Pooh non si stancherà mai di ascoltare le loro belle canzoni che hanno fatto innamorare generazioni del passato del presente e suppongo anche del futuro.

Grazie ragazzi!
fonte www.ipooh.it

  • One
  • Two

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One Response to La prima versione di -L’anno il posto l’ora-“Yesterday is gone” ’72 canta anche Riccardo

  1. daniele says:

    bellissimo video, incredibile vedere come si trasforma una canzone nella pubblicazione finale

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